Avete verificato tutto prima di effettuare la vostra migrazione SEO?
Le migrazioni di siti web sono tappe rischiose nella vita di un sito Internet. Per questo è fondamentale gestire questi progetti SEO con precisione e disporre di una checklist esaustiva delle azioni da realizzare…
Le migrazioni di siti web sono tappe rischiose nella vita di un sito Internet. Per questo è fondamentale gestire questi progetti SEO con precisione e disporre di una checklist esaustiva delle azioni da realizzare, per essere sicuri di non perdere visitatori dopo il passaggio effettivo.
Premessa:
Swan è stato pensato per evitare a webmaster, consulenti SEO e gestori di siti web di trovarsi in questo tipo di situazione:

Esempio di progetto di reindirizzamento realizzato senza checklist
L'obiettivo di questa checklist è quindi aiutarvi a evitare che la vostra curva di traffico assomigli a quella qui sopra. Naturalmente, se non avete il tempo o l'esperienza per seguire manualmente tutte queste tappe, Swan lo farà per voi.
Risparmiate tempo nella migrazione del vostro sito con Swan
I diversi tipi di migrazione e/o restyling SEO
I termini migrazione e restyling racchiudono diversi concetti, il cui livello di rischio in termini di posizionamento può variare da nullo a drammatico. Cominciamo quindi a dettagliare questi diversi concetti. E, come vedrete, contrariamente a una credenza diffusa, non si tratta soltanto di sapere se le URL cambieranno o no. Ovviamente, è possibile che il vostro caso sia una somma di queste diverse ipotesi.
Il restyling grafico
Durante un restyling del design può succedere che si cambino soltanto i colori e altre proprietà di un foglio di stile. In questo caso non ci sarà alcun cambiamento di URL, quindi nessun bisogno di redirect.
Il rischio qui è dunque nullo!
Consiglio da pro: assicuratevi che il CSS non faccia sparire, in particolare su mobile (design responsive), alcune zone di link interni. A lungo andare questo potrebbe influire sulla circolazione del PageRank interno e quindi sul ranking.
Il restyling del design con cambio di tema grafico
Sui CMS più diffusi sul mercato, come Magento, WordPress, PrestaShop, Drupal o Shopify, può essere molto facile cambiare rapidamente tema. Anche se questo cambiamento non comporta la modifica delle URL, può avere rapidamente effetti collaterali indesiderati, tra cui:
- Plugin o estensioni che generano nuove URL inutili (spider trap, quando ci prendi...)
- Modifica della circolazione del PageRank interno tramite l'aggiunta o la rimozione di blocchi di link
Il rischio qui è dunque basso
Consiglio da pro: per assicurarvi che le priorità delle pagine nei vostri link interni non vengano modificate, pensate a fare un crawl del vostro sito che calcoli il PageRank, per verificare che le pagine più spinte dai link interni restino invariate.
Consiglio da pro 2: per mettervi DAVVERO al sicuro e andare oltre, assicuratevi con Screaming Frog che le ancore dei link interni restino identiche. A seconda dei temi, i link interni possono restare intatti come quantità di link ma vedere ancore contestualizzate trasformarsi in semplici pulsanti "clicca qui" o "scopri di più".
La migrazione di server
Può succedere che, per ragioni di prestazioni o anche solo contrattuali, un sito debba cambiare hosting. Nella maggior parte dei casi si tratterà semplicemente di una replica dei dati (database e file da un server all'altro).
Il rischio qui è dunque basso
Consiglio da pro: assicuratevi con un crawl che non manchi alcun file prima di spostare i DNS, per non generare errori 404.
Consiglio da pro 2: assicuratevi che il nuovo server sia almeno altrettanto potente del precedente e che sia ben configurato, per non avere cali di prestazioni, sia per Googlebot sia per i vostri utenti.
Il passaggio da http a https
I siti non ancora dotati di un certificato SSL sono sempre più rari, in seguito agli annunci con cui Google ha invitato con insistenza gli e-commerce a passare a https. Ricordiamo che, al di là della comunicazione allarmistica di Google, https è solo un segnale di ranking molto debole. È diventato soprattutto un criterio per rassicurare i visitatori, in particolare nel caso di un sito e-commerce.
Se questo passaggio da http a https viene fatto in modo isolato, vi basterà un'unica regola di redirect (da http a https) per sistemare tutto in una volta sola.
Il rischio qui è dunque basso
Consiglio da pro: pensate a crawlare bene il vostro sito per assicurarvi dell'assenza di mixed content (risorse http richiamate all'interno di una pagina https)
Consiglio da pro 2: fate passare i vostri redirect singoli prima dei redirect di massa. Questo eviterà a Google di essere reindirizzato una prima volta in http e poi in https. Il vostro crawl budget vi ringrazierà!
L'aggiornamento del CMS
Questo caso è generalmente un aggiornamento di versione di WordPress, Magento, PrestaShop, Shopify o di qualsiasi altro CMS. Qui, come per il cambio di tema grafico, bisognerà soprattutto assicurarsi che non ci siano cambiamenti nei componenti tecnici o nei link interni. Può succedere, durante un restyling tecnico, che si scelga di eliminare alcune funzionalità, il che porta ancora una volta a un cambiamento dei link interni o all'eliminazione di URL.
Il rischio qui è dunque basso
Il cambio di nome di dominio
Avete acquistato un sito, il nome di dominio non è pertinente e dovete cambiarlo? Un problema di marchio vi costringe a una migrazione, o qualsiasi altro motivo vi obbliga a cambiare nome di dominio e non siete tranquilli? Ebbene, non temete: questo caso è meno drammatico di quanto si pensi a prima vista. In effetti, potenzialmente, qui cambia solo la radice del nome di dominio: è quindi un caso vicino al passaggio da http a https. L'unica differenza è che bisognerà fare attenzione a conservare la proprietà del vecchio nome di dominio, i redirect collegati e il suo certificato SSL dedicato, se applicabile.
Il rischio qui è dunque moderato
Consiglio da pro: per saperne di più, vi invitiamo a leggere questo articolo sulla durata di conservazione dei redirect in un progetto di restyling SEO.
Il cambio di CMS
Per ragioni di complessità tecnica, il cambio di CMS si accompagna purtroppo a numerosi cambiamenti di URL, che si tratti dell'aggiunta o della rimozione di ".html" alla fine delle URL o dell'aggiunta di chiavi di URL obbligatorie. Per esempio, in Shopify tutte le pagine di contenuto iniziano con lo slug "pages" e non accettano sottocartelle come sanno fare gli altri CMS.
Il rischio qui è dunque elevato
Consiglio da pro: leggete bene tutto questo tutorial (o usate Swan!). Come "consiglio" sembra banale, ma è uno dei due casi che richiedono più esperienza: bisogna quindi fare attenzione a procedere nel modo più pulito possibile e a non dimenticare nulla.
Facilitate il vostro cambio di CMS grazie a una migrazione semplice e sicura. Scoprite come con Swan.tools.
La fusione di due nomi di dominio diversi
Concludiamo questo elenco con il caso senza dubbio più complesso. Siamo qui nel caso in cui avete acquistato un sito del vostro settore per rafforzare o estendere la vostra attività. Dato che con ogni probabilità le tecnologie di backend sono diverse e i vostri contenuti sono almeno in parte duplicati, vi ritrovate in un mix delle diverse situazioni evocate in precedenza.
Il rischio qui è dunque elevato
Consiglio da pro: si tratta di un compito molto complesso da realizzare a mano senza dimenticare nulla, soprattutto se i siti contengono molte pagine. È però uno dei compiti che Swan gestisce automaticamente con grande facilità. La vera soluzione, in termini di sicurezza e di risparmio di tempo, è dunque usare Swan.
Conclusione intermedia: l'avete capito, i casi sono numerosi. Prima di lanciarvi in un'operazione manuale, siete sempre in tempo per creare un account su Swan e affidarvi allo strumento, per evitare di perdervi in file Excel senza fine.
I punti di controllo durante una migrazione
Vediamo ora tutti i punti di controllo da verificare durante un restyling o una migrazione, per essere sicuri di non dimenticare nulla e di non compromettere il posizionamento delle pagine del vostro sito web. E, come vedrete, anche se è una parte importante, non si tratta soltanto di raccogliere le URL.
Tappa 1: ottenere l'elenco del maggior numero possibile di pagine pertinenti, SEO o no
Per informazione, tutte queste tappe sono notevolmente facilitate da Swan, sia per la normalizzazione delle URL, sia per lo scarto delle URL non pertinenti, sia semplicemente per la deduplicazione.
1 - Elencare le URL che ricevono link (backlink)
È una delle tappe più importanti! Per farlo potete (dovete!) usare il maggior numero possibile di strumenti a vostra disposizione:

- Google Search Console
- Babbar.tech
- Majestic
- Ahrefs
- Semrush
- Moz
E qualsiasi altro strumento che usate abitualmente per gestire i link in entrata verso il vostro sito web. Come fa Swan, pensate semplicemente a deduplicare i vostri elenchi se sono lunghi, per non fare il lavoro più volte. Le pagine che ricevono link sono senza dubbio le più importanti al momento del restyling di un sito web, perché sono quelle che veicolano la forza (PageRank) trasmessa dagli altri siti web che vi linkano. Sono d'altronde quelle che dovranno conservare un redirect il più a lungo possibile. Per saperne di più: leggete il nostro articolo sulla durata di conservazione dei redirect dopo una migrazione.


2 - Elencare le pagine che generano traffico sul vostro sito web
Attenzione: durante un restyling capita spesso che ci siano pagine che generano traffico senza necessariamente ricevere link o essere scoperte da un crawl classico del vostro sito web. Si parla in questo caso di pagine orfane. Per essere certi di non dimenticarne nessuna, vi consigliamo di recuperare tutte le pagine che hanno generato visite negli ultimi 6 mesi su Google Analytics (o qualsiasi altro software di monitoraggio del sito web) e nella Google Search Console.

3 - Crawlare il vostro sito web per avere l'elenco completo delle pagine
Questa tappa di ricerca esaustiva delle pagine arriva al terzo posto perché è quella che vi farà scoprire nuove pagine che non hanno necessariamente un'efficacia SEO immediata. Queste pagine hanno certamente un ruolo preponderante nei link interni e quindi nel PageRank collegato, ma non hanno un ruolo diretto sul traffico del sito. I redirect di queste pagine potranno quindi, come dicevamo nell'articolo sulla durata dei redirect citato più sopra, essere mantenuti meno a lungo.

4 - Elencare le landing page della pubblicità
Esistono sempre meno siti Internet che contano soltanto sul posizionamento organico. È quindi importante verificare bene la trasposizione delle pagine legate alle campagne Google Ads, Facebook Ads, Bing Ads ecc. nel vostro piano di migrazione. Questo vi eviterà di spendere budget pubblicitario per visitatori che atterrerebbero su una pagina 404.
5 - Ottenere l'elenco delle pagine che generano hit SEO da parte di Googlebot
Non tutte le pagine che necessitano di redirect sono necessariamente disponibili nel front end o tramite strumenti. A volte l'unico modo per trovarle è l'analisi dei log. Attenzione però, in questa analisi dei log, a prendere soltanto i log provenienti da bot SEO (Bingbot, Googlebot ecc.). Otterrete così potenzialmente un elenco di URL che hanno credibilità per Google ma che sono state ignorate dai vostri predecessori su questo progetto.
Non fallite più la vostra migrazione SEO con il nostro strumento di analisi semantica avanzata che vi guida verso i migliori redirect per il vostro sito.
Tappa 2: le verifiche tecniche sul sito web
1 - Le capacità tecniche del server, la web performance
Se il server cambia, è importante assicurarsi che abbia almeno le stesse capacità in termini di tenuta al carico. Tanto più che c'è da scommettere che, se fate un restyling, è per accogliere ancora più utenti sul vostro sito web, e non solo dal SEO.
Sui siti e-commerce o sui progetti web con database voluminosi, è molto probabile che siano state fatte regolazioni tecniche a livello di MySQL. Pensate a chiedere al vostro sysadmin o al vostro devops di verificarne la replica sul nuovo server.
Attenzione a fare questa verifica anche se cambiate soltanto CMS. Immaginate di passare da un sito quasi statico a un CMS tecnico, ricco dal punto di vista funzionale ma complesso in termini di infrastruttura e avido di risorse: il server deve restare adeguato ad accogliere un numero equivalente di visitatori sul vostro sito web.
Queste diverse verifiche possono essere fatte con strumenti come JMeter (fornito dalla fondazione Apache), che permettono di effettuare quelli che si chiamano test di carico o stress test.
2 - Il TTL del nome di dominio è stato abbassato?
Il TTL di un record DNS di un nome di dominio corrisponde al tempo durante il quale i server DNS (in particolare i resolver dei fornitori di accesso) lo conservano in cache. L'idea è di abbassarlo al minimo qualche giorno prima di una migrazione, perché il passaggio venga recepito il più rapidamente possibile.

3 - I certificati SSL dei domini sono pronti?
Durante una migrazione di nome di dominio o di server può succedere che ci si dimentichi di gestire i certificati HTTPS (SSL), tanto più che la cache del browser può nascondere il problema durante i test. È quindi importante preparare bene i certificati sul nuovo server, assicurandosi al tempo stesso che i certificati legati al vecchio dominio continuino a essere rinnovati (dominio e sottodominio www). Comprendere l'importanza dei redirect è fondamentale per la migrazione SEO. Scoprite come i redirect WWW possono influenzare il posizionamento del vostro sito.

4 - Il vecchio nome di dominio sarà rinnovato automaticamente?
Anche se il vecchio nome di dominio non avrà più alcun contenuto, è importante continuare a rinnovarlo, perché riceve e trasmette link (backlink) da altri siti. Fate quindi attenzione ad attivare il rinnovo automatico del vostro vecchio nome di dominio per non doverci più pensare.
5 - La posizione dei redirect
La domanda che ci si pone spesso è: dove mettere il piano di reindirizzamento? I test che abbiamo realizzato lo dimostrano: i redirect vanno messi in via prioritaria nei file di configurazione dell'hosting, vhost Apache, configurazione Nginx, Varnish nel peggiore dei casi, mentre il file .htaccess o i redirect in database vanno tenuti soltanto come ultima risorsa.
Ottimizzate la migrazione del vostro sito web con l'analisi semantica SEO grazie a Swan.tools!
Tappa 3: l'abbinamento delle URL
Non lo diremo mai abbastanza: per limitare il rischio SEO del restyling di un sito web, non bisogna cambiare le URL. Un piano di reindirizzamento ben concepito è essenziale per preservare il vostro posizionamento ma purtroppo, come detto più sopra, è spesso più facile a dirsi che a farsi. E quando bisogna lanciarsi in un piano di reindirizzamento con molti casi particolari a seconda di ogni URL di pagina, è lì che la forza di Swan entra ancora una volta in gioco.
1 - Limitare le catene di redirect
È uno degli assi importanti nei confronti dei motori di ricerca: ridurre il numero di redirect intermedi. Cioè, quando si rileva che una pagina A rimanda a una pagina B e poi a una pagina C, bisogna fare il redirect dalla pagina A alla pagina C. Paradossalmente, se riprendete tutte le pagine con il metodo descritto più sopra, potrete applicare facilmente questo principio. Qui bisognerà fare attenzione a non conservare file di redirect intermedi.
2 - L'ordine dei redirect in una migrazione
Un punto importante da ricordare è che bisogna implementare in via prioritaria i redirect più precisi (da una pagina a una pagina) e terminare con i redirect più generici (da http a https, per esempio).
3 - La scelta degli abbinamenti tra le pagine del vecchio sito e il nuovo
Prima di tutto, è un compito che può rivelarsi molto lungo se il sito web contiene molte pagine diverse. La ricerca dei contenuti corrispondenti può richiedere moltissimo tempo.
Caso 1: l'approccio marketing. Va certamente preso in considerazione: si reindirizzano le pagine in funzione dello stesso target marketing. Bisogna però ponderarlo con quello che sapete del SEO. Se una pagina per l'intento di ricerca mirato era prima una pagina con molto testo e un segnale editoriale, c'è da scommettere che dovrete, per non perdere efficacia, puntare a una pagina simile, o persino che riprenda l'integralità dei testi.
Caso 2: l'approccio SEO. Qui ci si concentra sul contenuto, perché occupa un posto centrale. È d'altronde quello che fa Swan: lo strumento si basa sulla prossimità del contenuto in senso semantico (e non di un semplice indice di Jaccard che conterebbe le parole in comune). Il motore di Swan propone così, nella grande maggioranza dei casi, la scelta attesa dal motore di ricerca: lo scivolamento semantico verso il contenuto più vicino. Voi poi convalidate o correggete ogni proposta. La strategia ideale consiste nel privilegiare una scelta manuale per le URL del sito Internet che ricevono più link e traffico, e poi automatizzare il resto.

Per scriverci: support@swan.tools.
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Tappa 4: le tappe post migrazione
1 - Testare le URL dopo la migrazione
L'obiettivo qui è usare l'elenco delle URL identificate in precedenza per sostituire la radice del nome di dominio con quella nuova (un trova e sostituisci in Excel o in un editor di testo farà al caso vostro) e testare tutte queste URL in modalità elenco in Screaming Frog. Potrete così verificare i codici di stato HTTP restituiti da queste URL. In teoria dovreste avere soltanto questi codici nell'elenco, in funzione delle scelte che avete fatto:
- 200 (URL invariate)
- 301 o 302 (URL reindirizzata, anche se 302 è meno probabile qui)
- 410 (URL abbandonata)
Qualsiasi altro codice sarebbe segno di un errore
2 - Configurare gli strumenti Google sul nuovo nome di dominio
Niente di molto complesso qui: si tratta semplicemente di pensare a configurare la Search Console di Google sul nuovo nome di dominio (e di dichiararvi il cambio di indirizzo) e anche di spostare Google Analytics 4 sul nuovo nome di dominio, mantenendo la stessa proprietà (basta aggiornare l'URL del flusso di dati). Sarebbe un peccato perdere lo storico dei dati, o anche semplicemente non avere temporaneamente alcun dato sui visitatori a causa di una dimenticanza sfortunata.
3 - Aiutare Google a scoprire bene i redirect
L'errore che si commette spesso dopo una migrazione è concentrarsi sulla volontà di una indicizzazione rapida delle nuove URL. Se questa non si accompagna alla scoperta dei redirect dalle vecchie URL, non fate che allungare un periodo di contenuto duplicato. È quindi importante aiutare Google a scoprire bene i redirect. Per questo, niente di meglio che spingerlo a ricrawlare queste vecchie pagine, e per farlo ci sono due soluzioni:
Caso 1: la sitemap XML
Create una sitemap XML contenente soltanto le vecchie URL e la inviate nella Search Console. Come minimo, questo vi permetterà di seguire il progresso della deindicizzazione delle vecchie URL.
Caso 2: la mappa del sito HTML
L'idea qui è creare una pagina di tipo mappa del sito HTML, di cui richiederete l'indicizzazione (controllo URL nella Search Console) e che linkerete per qualche tempo dal vostro footer. Questo favorirà il crawl da parte di Google. La trappola qui è ricordarsi di rimuovere questa pagina dopo 2 o 3 mesi, una volta che Google ha elaborato tutto (per evitare che le reindicizzi)
Conclusione
Ora avete tutte le conoscenze per riuscire nella migrazione SEO del vostro sito. Allora, cosa sceglierete: il metodo manuale, oppure volete metterla in sicurezza e risparmiare tempo grazie a Swan?
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